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Mavì Taten - Armonia e Sartorialità

Mavì Taten  
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  Torino

Armonia e Sartorialità. Vestire il corpo femminile con eleganza

Mavì Taten è un marchio 100% italiano. L’intera filiera è controllata dalla designer Maria Vittoria Formuso, dalla ricerca del tessuto (italiano, sempre molto materico e naturale: lane, sete, lini, cotoni), alla confezione del capo: il progetto, il disegno, il cartamodello che poi affida ad un laboratorio di confezione pugliese come lei. Il marchio nasce nell’ottobre del 2012 e ad oggi ha prodotto 8 collezioni legate a una sensazione, un momento, un’emozione. L’ispirazione può arrivare da tutto ciò che è armonico: una frase, un’architettura, un quadro. Armonia che viene poi trasferita nella collezione da mani esperte ed appassionate. I capi Mavì Taten, seppur carichi di reminescenze e significati, non perdono mai di vista il loro scopo principale: vestire il corpo. L’eleganza minimalista di ogni collezione parte dal desiderio di donare grinta al corpo femminile, che viene messo al centro e investito di importanza. L’attenzione è anche sui tessuti materici, sull’accostamento di trame e di pesantezze diverse, e in ugual modo sulla ricerca di volumi e tagli, che regala al marchio un altro segno distintivo: la sartorialità.

www.mavitaten.com

LA SEDIA PER VISITE BREVI

Q&A con Maria Vittoria Formuso

La tua città. E tre parole per descriverla.
La mia città non è una sola, dal sud al nord ho vissuto in tante, e ora e da due anni, sono a Torino di cui sono innamorata. La mia città interiore è lenta, contrastata, underground, un mix tra quest’ultima e Grottaglie dove sono cresciuta.

Tre parole per descrivere i tuoi progetti.
I miei progetti: di spazio, di movimento, di conoscenze.

Un colore.
L’avorio della luce.

Un sapore.
Il sugo di mia mamma.

Antico, moderno o contemporaneo?
Antico e contemporaneo insieme, mi piacciono i contrasti.

L’oggetto più prezioso che hai?
L’anello di fidanzamento che mio nonno regalò a mia nonna.

Dove sta andando il design?
È difficile rispondere in maniera univoca a questa domanda. C’è un proliferare di estetizzazione in tutti i settori e prodotti, un grande aumento di scuole di design, un maggior numero di professionisti in tutti i paesi del mondo. La comunicazione visiva è importantissima, tanto quanto la materialità e l’uso del prodotto stesso. Ma in piccolo, dico, e spero soprattutto, che si voglia ridare valore ai luoghi del fare, alle botteghe, agli atelier, alle officine creative, dunque a quell’artigianalità e alle competenze tecniche e pratiche di cui non si può fare a meno per la successiva fase della progettazione di visioni estetiche.

Dove stai andando tu?
Anche io, d’accordo con il ritorno all’ artigianalità, come versante della progettualità contemporanea, vado incontro all’accoglienza, alla comunicazione vis à vis, al fare in uno spazio che possa essere accessibile per tutti, e che renda avvicinabile il processo creativo e di realizzazione.

Tre parole per descrivere l’Italia.
Bellissima, potenziale, maleducata.

Se non in Italia, dove?
In Italia.

Mai senza?
Mai senza entusiasmo.

Un motto.
“La bellezza salverà il mondo”.